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Nasa, individuato il sosia del sistema solare formato da 8 pianeti

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Mediante il sistema di intelligenza artificiale di Google, con il quale sono stati analizzati circa 35.000 pianeti selezionati dal telescopio della NASA Kepler, è stato individuato l’ottavo pianeta che ruota intorno a Kepler-90.

Kepler-90, è una stella simile al nostro Sole e distante circa 2.545 anni luce dalla Terra. La scoperta, che è stata pubblicata sull’Astronomical Journal e dalla NASA, è senza precedenti. Il sistema Kepler-90 infatti, essendo costituito da otto pianeti che orbitano intorno ad esso, è simile al nostro sistema solare.

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Come spiega l’astronomo Andrew Vanderburg, professore alla University of Texas di Austin, esperto di intelligenza artificiale:

Per la prima volta, da quando i pianeti del sistema solare sono stati scoperti, sappiamo per certo che il nostro sistema solare non è più l’unico detentore del record per maggior numero di pianeti.

Kepler-90i, così è stato chiamato il pianeta appena scoperto. Esso, orbita attorno alla sua stella ogni 14,4 giorni. Presenta una superficie rocciosa ed è così caldo da non poter essere ospitato da vita.

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L’intelligenza artificiale con la quale è stato possibile scovare l’ottavo pianeta, imita il funzionamento dei neuroni nel cervello umano. Come afferma Paul Hertz, direttore della divisione di astrofisica della Nasa a Washington:

Proprio come pensavamo, ci sono emozionanti scoperte ancora nascoste nell’archivio dati di Kepler, in attesa degli strumenti e delle tecnologie capaci di scovarle. Questa scoperta dimostra che i nostri dati costituiranno un vero tesoro per i ricercatori innovativi per gli anni a venire. 

Dunque, anche se la scoperta è stata effettuata utilizzando la IA di Google, è stato comunque decisivo il contributo del telescopio Kepler, ormai considerato il “planet hunter” più abile della storia. Esso infatti, è stato in grado di scoprire 2.500 pianeti con la capacità di rilevarli grazie alle variazioni di luminosità durante il transito davanti alla propria stella.

Ecco la video-spiegazione pubblicata dal canale Youtube della NASA:

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