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L’Alzheimer può essere sconfitto dai mitocondri sani

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Ancora senza cura, l’Alzheimer rappresenta un onere significativo per i sistemi di sanità pubblica. La maggior parte dei trattamenti che si concentra sulla riduzione della formazione di placche amiloidi, sono stati inconcludenti. Di conseguenza, gli scienziati stanno cercando strategie di trattamento alternative, una delle quali è considerare l’Alzheimer come una malattia metabolica.

Seguendo questa linea di pensiero, il laboratorio di Johan Auwerx all’EPFL ha esaminato i mitocondri, ossia le centrali elettriche produttrici di energia delle cellule e quindi di importanza vitale nel metabolismo. Usando vermi e topi come modelli, hanno scoperto che l’aumento delle difese dei mitocondri contro una particolare forma di stress proteico, consente loro non solo di proteggersi, ma anche di ridurre la formazione di placche amiloidi.

Alla base dello studio, troviamo un italiano: Vincenzo Sorrentino. Egli afferma che:

Questi meccanismi di difesa e di riciclaggio dei mitocondri sono essenziali negli organismi, quindi abbiamo deciso di attivarli farmacologicamente.

Il team, ha iniziato testando farmaci consolidati, osservando che: la salute, le prestazioni e la durata della vita dei vermi esposti ai farmaci aumentavano notevolmente rispetto a quelli non trattati. Inoltre anche la formazione della placca risultava significativamente ridotta insieme alla normalizzazione della funzione cognitiva che può portare enormi implicazioni dal punto di vista clinico. Cosa ancora più significativa però, è che gli scienziati hanno osservato miglioramenti simili quando hanno attivato le stesse vie di difesa mitocondriale in cellule neuronali umane coltivate.

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Secondo Johan Auwerx, affrontare l’Alzheimer attraverso i mitocondri potrebbe fare la differenza:

Finora, la malattia di Alzheimer è stata considerata principalmente la conseguenza dell’accumulo di placche di amiloide nel cervello. Abbiamo dimostrato che il ripristino della salute mitocondriale non solo riduce la formazione della placca ma, soprattutto, migliora anche la funzione cerebrale, che è l’obiettivo ultimo di tutti i ricercatori e i pazienti di Alzheimer.

La strategia, dunque, fornisce un nuovo approccio terapeutico per rallentare la progressione della neurodegenerazione nella malattia di Alzheimer. L’approccio rimane da testare nei pazienti umani. Come afferma Sorrentino:

Mirando ai mitocondri, e ad altre molecole che stimolano i loro sistemi di difesa e riciclaggio potremmo forse riuscire dove tanti farmaci hanno fallito.

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